rimborso tari 2017

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E’ di questi giorni, la notizia che molti Comuni italiani, avrebbero mal interpretato la normativa ed applicato un regolamento Tari errato portando gli utenti domestici, a pagare la quota variabile Tari, tassa sui rifiuti una somma più alta rispetto al dovuto.

chi ha diritto al rimborso della quota variabile tari pagata? Come fare a presentare il modulo domanda di rimborso Tari 2017 al Comune ed entro quanto tempo occorre richiederlo?

Per capire l’origine del problema, bisogna tornare al 2014 con il passaggio dalla Tarsu, Tia 1 e Tia 2, poi alla Tares ed infine alla Tari, a quando le modifiche alla normativa sulla tassa sui rifiuti, portarono all’applicazione del metodo normalizzato (Dpr 158/99) con la conseguente distinzione tra quota fissa TARI e quota variabile TARI calcolate considerando rispettivamente la superficie calpestabile ed il numero di occupanti, e la seconda collegata solo al numero degli occupanti. 

Un parlamentare del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe L’Abbate insieme al suo commercialista, verificando il dettaglio di una bolletta Tari, si sono accorti dell’anomalia commessa dal Comune

Ecco l’esempio (errato del Comune) di calcolo TARI portato alla Camera dal parlamentare del M5s:

una famiglia di 4 persone abita in una casa di 150 metri quadri, suddivisi in:

  • 100 metri quadrati di casa;
  • 30 di garage;
  • 20 metri quadri di cantina

La parte variabile della tariffa va computata solo una volta, considerando l’intera superficie dell’utenza, composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze situate nello stesso comune.

Il Comune ha dunque applicato 2 euro della quota fissa su100 metri e sul 50% della superficie di garage e cantina, ha poi ha applicato su ogni singola pertinenza 141 euro della quota variabile TARI, moltiplicandola di fatto per tre. 

Il risultato è stata una super bolletta TARI da 673 euro rispetto ai 391 euro calcolati regolarmente secondo i chiarimenti del ministero dell’Economia, a seguito dell’interrogazione parlamentare.

Pertanto, la quota variabile della Tari, va applicata su garage e cantina, in quanto pertinenze dell’abitazione ma sono da calcolare una sola volta, per cui l’importo della tassa è data dalla somma delle quote fisse che gravano sulla casa, sul garage e sulla cantina e poi al totale deve essere aggiunta anche la quota variabile.

Molte amministrazioni invece, hanno applicato male il regolamento Tari, ed hanno calcolato la tassa sui rifiuti 2 o più volte sullo stesso immobileapplicando la quota variabile Tari anche sulle pertinenze: garage, cantine, box, soffitte ecc. Il risultato è stato aver fatto pagare agli utenti domestici bollette TARI gonfiate con importi addirittura moltiplicati.

Per ora i Comuni coinvolti dall’errato calcolo della tassa sui rifiuti sono:

Secondo il Codacons, il problema della tari pagata in più riguarda almeno i seguenti Comuni:

Comune di Milano;

Comune di Napoli;

Comune di Catanzaro;

Comune di Cagliari;

Comune di Ancona;

Comune di Rimini;

Comune di Siracusa, 

sottolineando anche che il numero potrebbe essere molto più vasto.

 

Per fare chiarezza sul regolamento Tari e sulla corretta applicazione della quota variabile della tassa sui rifiuti all’utenza domestica, il Dipartimento Finanze del ministero dell’Economia è già a lavoro per approvare in tempi strettissimi, un documento che chiarisca una volta per tutte il calcolo TARI.

Per capire a chi spetta il rimborso Tari, occorre:

prendere i bollettini Tari o gli F24 TARI inviati dal Comune e che riportano anche i calcoli della tariffa applicata sulla singola unità immobiliare e sulle pertinenze, e verificare se in queste ultime, è presente la quota variabile tari, se c’è, si ha diritto a richiedere il rimborso.

tenere conto che, ad oggi, sono veramente pochi i Comuni che nel regolamento Tari approvato, hanno manifestato la piena non applicabilità della quota variabile alle pertinenze dell’utenza domestica, ed è per questo motivo che tutti gli utenti domestici, a prescindere dal comune di residenza, dovrebbero leggersi attentamente gli avvisi di pagamento Tari che l’ente ha spedito al fine di verificare se, alle pertinenze della propria casa, il Comune, abbia applicato una quota variabile pari a zero euro.

Dove trovo la quota variabile tari sulla bolletta? 

La parte relativa alla quota variabile tari sull’avviso di pagamento si trova nella pagina relativa al dettaglio delle somme

In questa sezione, infatti, l’ente indica:

  • i dati catastali dell’immobile: foglio, particella, sub;
  • la superficie assoggettata alla tassazione;
  • il numero degli occupanti;
  • la quota fissa e variabile distinta per ogni unità immobiliare.

La quota variabile deve essere presente solo per l’abitazione e non sulle pertinenze.

Chi ha diritto al rimborso TARI 2017? 

In base a quanto spiegato fino adesso, se nel dettaglio delle somme riportate nell’avviso di pagamento tari, ci si accorge che la quota variabile è stata applicata anche al garage, alla cantina, alla soffitta, e quindi alle pertinenze della casa, si ha diritto al rimborso tari 2017, stesso diritto anche nel caso in cui se sulla TARSU è stata applicata l’IVA, a tale proposito vedi: come chiedere il rimborso IVA sulla tassa rifiuti TARSU e TIA.

 

Come chiedere il rimborso Tari 2017? Per richiedere la restituzione delle somme pagate in più sulla Tari, perché la quota variabile è stata calcolata anche sulla quota variabile, occorre:

  • presentare un’apposita domanda di rimborso Tari 2017, entro 5 anni dal pagamento, inviando semplicemente il modulo di rimborso che trovi riportato, debitamente compilato, tramite raccomandata a/r al Comune che ti ha richiesto il pagamento insieme alle bollette pagate ingiustamente. 
  • verificare a chi va presentato il rimborso: se la Tari è gestita da una società privata e gli avvisi di pagamento sono emessi a nome della suddetta società, la domanda di rimborso tari va presentata a loro e non al Comune. Se alla vecchia società ne è subentrata un’altra, allora l’istanza di rimborso deve essere presentata si al comune che al nuovo gestore;
  • Trascorsi 90 giorni, se non si ottiene risposta all’istanza di rimborso Tari, il cittadino, può proporre un ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente, sino allo scadere del termine di prescrizione (5 anni). Se invece il comune e/o il gestore rigettano espressamente la domanda, il ricorso deve essere proposto entro e non oltre 60 giorni dalla notifica del diniego.
  • Nel caso in cui il contribuente non abbia pagato la bolletta Tari e riceva un avviso bonario, solitamente su quest’ultimo, è indicato solo l’importo totale della tassa non pagata e le spese di notifica. Per sapere quindi se è stato applicato il corretto regolamento nei calcoli, deve impugnare l’atto di liquidazione entro 60 giorni dalla notifica.
  • In caso di contenzioso pendente, va detto che se l’utente non segnala subito, in sede di motivi di ricorso, la questione della illegittimità della quota variabile, non potrà più farlo.